La strada del ritorno: la tappa in cui si perde ciò che si è appena vinto

Davil Di Claudio · 8 min di lettura

Hai smesso di bere per quattro mesi. Hai chiuso quella relazione che ti stava spegnendo. Hai cambiato lavoro, o hai finalmente detto quella frase che rimandavi da dieci anni. Il grosso è fatto: hai attraversato la parte dura e hai in mano quello che eri andato a prendere. Ti siedi, tiri il fiato e pensi: ce l'ho fatta.

Tre settimane dopo sei di nuovo lì. Non nello stesso identico punto — ma abbastanza vicino da sentirti un imbecille.

Nella mappa del viaggio dell'eroe esiste una tappa precisa per questo, e ha un nome sobrio: la strada del ritorno. Sta tra il momento in cui ottieni la ricompensa e la prova finale che ti consegna davvero all'uomo o alla donna nuova. È la tappa meno raccontata di tutte, perché non è epica: non c'è il drago, non c'è la vetta. C'è solo un tratto di strada da fare con il tesoro tra le braccia, mentre qualcosa alle tue spalle prova a riprenderselo.

Dove ti trovi, esattamente

Facciamo ordine. Hai attraversato la prova suprema e hai ricevuto la ricompensa: la lucidità, la libertà, la relazione chiusa, il risultato. In quel momento la sensazione è di arrivo. Ed è una sensazione onesta: hai davvero conquistato qualcosa.

Solo che il viaggio non finisce dove finisce la fatica. Finisce quando ciò che hai conquistato regge nella vita ordinaria — e tra la conquista e la vita ordinaria c'è questo tratto scoperto. Nei miti è la fuga: l'eroe scappa con il tesoro e viene inseguito. Non è un dettaglio narrativo. È la traduzione precisa di ciò che accade dentro e attorno a una persona che ha appena cambiato qualcosa di importante.

Il vero pericolo è credere che sia finita

Finché eri nella prova, eri sveglio. Ogni giorno era una decisione, ogni tentazione la vedevi arrivare da lontano, chiedevi aiuto, tenevi la guardia alta. La tensione ti proteggeva.

La vittoria disattiva quella tensione. È il suo effetto naturale, non un tuo difetto. Il corpo si rilassa, la mente archivia la pratica, e tu smetti di fare le cose che ti avevano portato fin lì: la telefonata settimanale, la corsa del mattino, la pagina di diario, il "no" pronto in canna. Nessuno smette di colpo. Si smette perché non serve più — questo è il pensiero esatto che precede quasi ogni ricaduta.

E mentre tu abbassi la guardia, il mondo che avevi lasciato torna a occupare il suo spazio. Non con un assalto. Con la lenta pressione delle cose che stavano lì da sempre.

Chi ti insegue

L'inseguimento di cui parlano i miti, nella vita reale ha tre facce riconoscibili.

Le persone che ti rivogliono com'eri

Non per cattiveria. Perché il tuo cambiamento sposta anche loro. Se hai smesso di essere quello che dice sempre di sì, qualcuno resta con del lavoro in più tra le mani. Se hai smesso di bere, il gruppo del venerdì ha perso il suo specchio. Le frasi sono quasi sempre le stesse: "Sei diventato strano", "Una volta ti facevi due risate", "Ma dai, uno non fa niente". Sono richiami affettuosi in superficie e magnetici in profondità, ed è per questo che funzionano. Ne parlo più a fondo nei guardiani della soglia: li avevi già incontrati alla partenza, e li ritrovi al ritorno con la voce più dolce.

La vecchia identità che chiede di rientrare

Ancora più insidiosa, perché parla dall'interno. È la parte di te che aveva un tornaconto nello stato precedente: la protezione della vittima, la comodità della rabbia, l'identità di chi "non ce la fa" e quindi non deve provarci. Quella parte non è morta durante la prova. Si è messa da parte, e ora che sei disteso torna a sedersi al tavolo con l'aria di chi non se n'era mai andato.

La nostalgia del prima

La più subdola delle tre, perché non ti chiede di tornare indietro: ti chiede solo di guardare indietro con dolcezza. E il ricordo, si sa, taglia via il dolore e tiene le parti buone. Dopo qualche settimana di quel guardare, la vita che hai lasciato ti sembra meno terribile di com'era davvero — e la tua decisione un'esagerazione.

Il secondo sì

Ecco perché questa tappa esiste. Non ti serve per ottenere qualcosa: ti serve per confermarlo. È il punto in cui il viaggio ti chiede di dire sì una seconda volta, e stavolta senza l'adrenalina della partenza, senza la nobiltà della battaglia, senza nessuno che ti guardi.

Il primo sì lo dici quando parti, ed è il sì dell'entusiasmo o della disperazione. Il secondo lo dici in un martedì qualunque, quando nessuno ti applaude e il vecchio mondo ti tende la mano. Quello vale molto di più. Perché il primo lo hai detto a una promessa. Il secondo lo dici a un prezzo che ormai conosci.

Come si attraversa questo tratto

Non con più forza di volontà. Con qualche accortezza che costa poco e regge molto.

Tieni in piedi le impalcature ancora un po'. Le cose che ti hanno portato al risultato non vanno smontate il giorno del risultato. Continua con la routine, il gruppo, la persona che ti tiene onesto — anche quando ti sembrano superflue. Soprattutto quando ti sembrano superflue: quella sensazione è il sintomo, non il verdetto.

Metti in conto l'inseguimento. Se sai in anticipo che arriveranno le frasi, la nostalgia e la parte che chiede di rientrare, quando arrivano non le scambi per un ripensamento profondo. Le riconosci per quello che sono: traffico previsto sulla strada del ritorno.

Non discutere il merito nel momento sbagliato. La deliberazione l'hai fatta quando eri lucido, non alle undici di sera con la vecchia tentazione seduta accanto. In quel momento non si decide: si esegue quello che avevi già deciso.

Distingui l'inciampo dalla marcia indietro. Un passo falso su questa strada non annulla il viaggio: annulla solo la fantasia di averlo fatto in modo pulito. Chi torna indietro davvero non è chi inciampa, è chi dall'inciampo deduce di essere sempre stato la persona di prima.

Cambia un pezzo di contesto, non solo di te stesso. Un percorso diverso per tornare a casa, un'ora diversa, un tavolo diverso. La vecchia vita è scritta anche nei luoghi e negli orari, e sono più facili da spostare dei pensieri.

Non hai vinto nel giorno in cui hai ottenuto quello che volevi. Hai vinto nel giorno grigio in cui, senza nessuno a guardarti, non l'hai restituito.

Poi viene la parte che ti rende nuovo

La strada del ritorno non è l'ultima tappa. Dopo di essa arriva la prova che ti consegna davvero l'uomo o la donna che sei diventato — la resurrezione — e solo dopo il ritorno con l'elisir, quando ciò che hai attraversato diventa utile anche a qualcun altro.

Ma senza questo tratto grigio, quelle tappe non arrivano. È qui che il cambiamento smette di essere un episodio della tua vita e comincia a diventare la tua vita.

Se in questo momento hai ottenuto qualcosa che volevi e ti senti stranamente più fragile di prima, non sei tornato indietro: sei in cammino, nel punto in cui il cammino non si vede. Se vuoi attraversarlo con qualcuno che ti tenga il passo da fuori, scrivimi.

Il tesoro non è tuo nel momento in cui lo prendi. È tuo nel momento in cui lo porti a casa.

Domande frequenti

Cos'è la strada del ritorno nel viaggio dell'eroe?

È la tappa che sta tra la ricompensa e la prova finale: il momento in cui l'eroe deve decidere di rientrare nel mondo da cui è partito, portandosi dietro ciò che ha conquistato. Nei miti è la fuga inseguita, la corsa con il tesoro sulle spalle. Nella vita reale è il periodo in cui il cambiamento è già avvenuto ma non è ancora al sicuro.

Perché si ricade proprio dopo aver ottenuto un risultato?

Perché la vittoria abbassa la guardia. Finché combatti sei concentrato; quando il risultato arriva, la tensione cala e la vecchia organizzazione della tua vita — abitudini, persone, ruoli — riprende spazio senza fare rumore. Non è debolezza di carattere: è un passaggio previsto, e chi lo sa attraversare smette di considerarlo un fallimento.

Come capisco se sono sulla strada del ritorno?

Da un segnale preciso: hai ottenuto qualcosa che volevi, e invece di sentirti saldo ti senti stranamente esposto. Torna la nostalgia del prima, arrivano le pressioni di chi ti rivuole com'eri, e ti sorprendi a pensare che forse hai esagerato. Quel misto di conquista e fragilità è la firma di questa tappa.

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Questo contenuto ha finalità divulgative e di crescita personale. Non costituisce diagnosi né terapia e non sostituisce il rapporto con un medico o uno psicoterapeuta. Se stai attraversando una sofferenza intensa, rivolgiti a un professionista della salute mentale.