Volontà forte, sapiente e buona: le tre qualità che nessuno ti ha spiegato

Davil Di Claudio · 8 min di lettura

«Non ho volontà.» È tra le frasi che sento più spesso, ed è quasi sempre sbagliata.

Guardo la persona che me la dice e vedo qualcuno che si sveglia alle sei da tre settimane, che ha retto due anni in una situazione che avrebbe piegato chiunque, che si è imposto restrizioni che io non riuscirei a tenere per un mese. Volontà ne ha da vendere. Il problema è che ne ha di un tipo solo, e la usa come si usa un martello su un problema che richiedeva un cacciavite.

La psicosintesi fa qui una distinzione che, nella mia esperienza, sblocca più situazioni di qualunque tecnica motivazionale: la volontà non è una cosa sola. Ha tre qualità, e devono lavorare insieme. Forte, sapiente, buona.

La volontà forte: l'energia che regge

È l'unica che il senso comune riconosce, e infatti quando diciamo "volontà" pensiamo solo a questa.

È la capacità di mantenere una direzione quando la spinta iniziale è finita. Non c'entra l'entusiasmo: l'entusiasmo è gratis, arriva da solo, e sparisce al terzo giorno. La volontà forte è quello che ti fa presentare il quarto giorno, quando non ne hai voglia e nessuno ti guarda.

Si riconosce da un dettaglio: non ha bisogno di sentirsi motivata per agire. Chi la possiede non aspetta di avere voglia, perché ha scoperto che la voglia arriva quasi sempre dopo aver cominciato, non prima.

Ed è anche la più fraintesa. La volontà forte non è tensione muscolare, non è stringere i denti, non è il tono di voce di chi si dà la carica. È qualcosa di più freddo e più continuo, che somiglia più a un binario che a una spinta. Chi la confonde con lo sforzo violento si brucia in due settimane e conclude di non averne.

La volontà sapiente: sapere come, quanto e quando

Questa è la qualità che manca più spesso alle persone determinate, ed è quella che spreca più energia.

La volontà sapiente è l'intelligenza applicata alla direzione: scegliere il mezzo giusto, la quantità giusta di sforzo e il momento giusto. È la differenza tra chi si impone di studiare tre ore al giorno e crolla dopo cinque giorni, e chi ne fa quaranta minuti per otto mesi arrivando dieci volte più lontano.

Guarda come si manifesta la sua assenza. Piani sovradimensionati che partono col botto e finiscono in silenzio. Sforzo concentrato dove non serve — rifinire quello che è già a posto — e assente dove servirebbe. Scelte di temporalità sbagliate: le decisioni difficili affrontate la sera, quando il margine è finito, per la stessa ragione che spiego parlando della fatica di decidere.

C'è poi una forma più sottile di stupidità della volontà, e la vedo di continuo: usare la forza contro se stessi invece che sulla situazione. Chi ha una parte che frena e cerca di zittirla a forza otterrà, nel migliore dei casi, obbedienza temporanea e una guerra interna che consuma tutto. La volontà sapiente non combatte le subpersonalità: le ascolta, capisce cosa difendono e le mette al lavoro. È molto meno eroico, e funziona molto meglio.

La volontà buona: verso dove, e verso chi

La terza è quella che quasi nessuno considera parte della volontà, e invece è la sua direzione.

La volontà buona non è essere gentili. È la qualità che risponde alla domanda: a cosa serve tutto questo, e a chi fa bene? Non in senso morale astratto — in senso molto concreto: quel risultato, quando lo avrai, ti riguarderà davvero? Ti lascerà migliore o solo più stanco? E le persone attorno a te dove finiscono, in quel piano?

La sua assenza si riconosce da due sintomi precisi.

Il primo è il vuoto all'arrivo. Ce l'hai fatta, e non senti niente. È l'esperienza che descrivo nel vuoto dopo il traguardo, e quasi sempre significa che hai speso volontà forte e sapiente al servizio di un obiettivo che non era tuo: era di un'aspettativa, di un confronto, di una vecchia rivalsa.

Il secondo è il cambio continuo di bersaglio. Ogni due mesi una direzione nuova, ogni volta con la stessa intensità. Non è mancanza di costanza: è una direzione che non è mai stata scelta davvero, e quindi non tiene.

Le tre combinazioni che vedo più spesso

Nella pratica, le persone arrivano quasi sempre con una delle tre mancanti. E il modo in cui la cosa si rompe è riconoscibile.

Forte e sapiente, senza buona. È il profilo più efficiente e il più a rischio. Raggiunge quello che si prefigge, con metodo, e a un certo punto — spesso intorno ai quarant'anni — si ritrova con una vita che funziona e non lo riguarda. Qui il lavoro non è aggiungere disciplina: è tornare indietro a chiedersi chi aveva scelto quegli obiettivi.

Sapiente e buona, senza forte. Sa esattamente cosa vuole e perché, ha piani intelligenti e proporzionati, e non li esegue. Vive con la sensazione costante di sprecarsi. Qui non serve motivazione: serve ricostruire la capacità di reggere, e si ricostruisce solo con impegni piccoli e mantenuti, mai con propositi grandi.

Forte e buona, senza sapiente. È la più commovente e la più sfiancante. Direzione giusta, energia enorme, mezzi sbagliati. Si dà obiettivi ammirevoli e piani impossibili, poi si accusa di essere debole quando crollano. Qui basta spesso ridimensionare i piani di due terzi perché tutto cominci a funzionare.

La volontà non è la forza con cui ti obblighi. È la lucidità con cui scegli dove metterla, e l'onestà di sapere per chi.

Come si allenano, senza retorica

Tre esercizi, uno per qualità. Vanno fatti in parallelo, non in sequenza.

Per la forte: una cosa minima, tutti i giorni, per venti giorni. Deve essere talmente piccola da sembrare ridicola — cinque minuti, non trenta — e deve essere sempre la stessa, alla stessa ora. Non stai costruendo un'abitudine utile: stai riparando la fiducia nella tua parola, che è l'unica materia prima della volontà forte. Chi salta un giorno riprende il giorno dopo senza ricominciare il conteggio: la contabilità punitiva è un altro modo per fallire.

Per la sapiente: taglia di due terzi il tuo prossimo piano. Prendi qualcosa che ti sei proposto e riducilo finché non ti sembra troppo facile. Poi eseguilo. Chi lo fa scopre in genere che il piano ridotto viene completato e quello ambizioso no, e che completare cambia più cose di quanto cambi il volume dell'obiettivo.

Per la buona: la domanda del dopo. Prima di impegnarti in qualcosa di lungo, scrivi una riga su come sarà la tua vita il giorno dopo averlo ottenuto. Non l'emozione dell'arrivo: la giornata ordinaria successiva. Se quella giornata non ti attira, l'obiettivo non è tuo. È lo stesso criterio con cui in psicosintesi si costruisce il modello ideale: non un traguardo da esibire, ma una persona che ti interessa diventare.

Un ultimo consiglio, che vale più dei tre esercizi. La prossima volta che stai per dire non ho volontà, fermati e chiediti quale delle tre stava mancando. Nove volte su dieci scoprirai che stavi spingendo con tutta la forza che avevi, nella direzione di qualcun altro, con un piano che non avrebbe retto nemmeno per una persona più fresca di te.

Se vuoi capire quale delle tre qualità ti manca e come costruirla dentro un percorso costruito su di te, scrivimi.

Domande frequenti

Quali sono le tre qualità della volontà in psicosintesi?

La volontà forte è l'energia che regge nel tempo e resiste all'impulso del momento. La volontà sapiente è l'intelligenza che sceglie il mezzo giusto, il momento giusto e la quantità di sforzo adeguata. La volontà buona è la direzione: a cosa serve tutto questo, e verso chi. Non sono tre volontà diverse, sono tre dimensioni della stessa funzione, e quando ne manca una il risultato è sempre difettoso.

Perché la sola forza di volontà non basta?

Perché la forza senza intelligenza si scarica sui bersagli sbagliati e nel momento sbagliato, e la forza senza direzione produce risultati che, una volta raggiunti, non ti riguardano. Le persone che si accusano di non avere volontà quasi sempre ne hanno in abbondanza: la stanno solo usando per imporsi programmi insostenibili, e poi leggono il crollo come una prova del proprio carattere.

Come capisco quale delle tre mi manca?

Guarda dove si rompe il tuo percorso tipico. Se molli dopo pochi giorni malgrado il piano fosse sensato, manca la forte. Se ti sfianchi su piani irrealistici, se rimandi la mossa facile per prepararti a quella grande, manca la sapiente. Se arrivi in fondo e non provi niente, o cambi obiettivo ogni due mesi, manca la buona: stai spingendo verso qualcosa che non è tuo.

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Questo contenuto ha finalità divulgative e di crescita personale. Non costituisce diagnosi né terapia e non sostituisce il rapporto con un medico o uno psicoterapeuta. Se stai attraversando una sofferenza intensa, rivolgiti a un professionista della salute mentale.