Rientro dalle vacanze: perché torni più stanco di quando sei partito

Davil Di Claudio · 7 min di lettura

È la prima mattina dopo le ferie. Hai dormito bene per due settimane, hai camminato, hai letto, hai visto il mare o la montagna. Accendi il computer alle nove e dieci, apri la posta, e in venti minuti sei già svuotato come a giugno. Alle undici pensi la frase che pensano quasi tutti in questi giorni: "Ma allora a cosa sono servite?"

La risposta breve è: sono servite eccome, e proprio per questo stai male. La risposta lunga richiede di guardare come funziona davvero l'energia nel corso dell'anno — che è poi il cuore del coaching psicoenergetico.

L'adattamento è una bugia che ti racconta il corpo

Durante l'anno succede una cosa silenziosa: il corpo si adatta. Non al carico giusto, al carico che c'è. Dopo qualche mese di sveglie corte, giornate piene e attenzione sempre accesa, quel livello di allerta smette di sembrarti alto. Diventa "come sto normalmente".

Le ferie non fanno altro che spegnere quell'allerta per un po'. E qui sta lo scherzo: il rientro non ti sta stancando più del solito, ti sta mostrando quanto costava il solito. Non hai perso energia in vacanza, hai perso l'anestesia. È lo stesso motivo per cui, dopo un fine settimana davvero fermo, il lunedì può sembrare più duro di un mercoledì qualunque.

Questo capovolge il modo di leggere la stanchezza da rientro. Non è un guasto da riparare in fretta per tornare "come prima". È un'informazione preziosa che hai a disposizione solo poche volte l'anno.

Le vacanze non ricaricano: rivelano

C'è un secondo motivo, più scomodo. Se in due settimane di stop il pensiero della vita che ti aspetta ti stringeva lo stomaco già a Ferragosto, il problema non è il rientro: è ciò a cui rientri.

Il riposo è un ottimo rivelatore. Quando togli il rumore — riunioni, notifiche, corse — resta il segnale. E il segnale, in questi giorni, dice cose precise: quali persone non vedevi l'ora di sentire e quali no, quale parte del tuo lavoro ti mancava e quale ti si è affacciata come un peso, in quale stanza di casa tornavi volentieri con la mente.

Vale la pena scrivere queste cose adesso, entro la prima settimana, perché tra un mese l'adattamento le avrà di nuovo coperte. Non per prendere decisioni drastiche a caldo: per avere un appunto onesto da rileggere a novembre, quando tutto sembrerà di nuovo normale.

I tre errori che rendono il rientro peggiore

Rientrare in blocco. Si torna a casa domenica sera con la valigia in corridoio e lunedì alle nove si riparte a pieno carico. Nessuno riprenderebbe ad allenarsi così dopo tre settimane di stop, eppure con la vita lo facciamo tutti.

Cominciare dalla posta. Aprire trecento mail come primo gesto significa consegnare la propria giornata alle priorità degli altri prima ancora di aver stabilito le proprie. La sensazione di essere già in ritardo alle nove e mezza nasce quasi sempre lì.

Chiudere il rubinetto di tutto ciò che stava bene. In vacanza camminavi ogni giorno, dormivi sette ore, mangiavi con calma, leggevi. Al rientro spariscono tutte insieme, di colpo, per far posto al lavoro. Ed è il modo più rapido per tornare in tre giorni al punto di partenza — quello in cui poi ci si ritrova a svegliarsi già stanchi per mesi.

Come si rientra davvero

Non serve un metodo complicato. Serve trattare il rientro come una risalita graduale.

Tieni un giorno cuscinetto. Se puoi, torna un giorno prima e non usarlo per fare le cose arretrate: usalo per rimettere a posto la casa, dormire, e arrivare al primo giorno senza il caos logistico addosso.

Dedica la prima giornata a orientarti, non a produrre. Leggi, elenca, ordina, decidi cosa conta davvero e cosa può aspettare. Chiudere il primo giorno con una lista chiara vale più che chiuderlo con tre cose fatte a caso.

Sposta il pesante oltre il terzo giorno. La riunione difficile, la telefonata rimandata, il progetto grosso: se hai margine, non nel primo blocco.

Proteggi la prima ora. È la finestra in cui l'energia è più pulita e in cui si decide il tono di tutto il resto: come racconto parlando della prima ora del mattino, è l'ora che vale doppio, e regalarla alle notifiche è lo spreco più costoso della giornata.

Salva un elemento della vacanza. Uno solo, ma vero: la camminata di quaranta minuti, l'ora senza telefono la sera, la colazione seduto. Portare avanti un pezzo di quel ritmo è ciò che impedisce alla vacanza di diventare una parentesi chiusa.

Rimetti l'ora del sonno prima dell'ora della sveglia. Nei primi giorni la tentazione è recuperare lavoro la sera. È esattamente il momento in cui non puoi permettertelo.

La finestra che si chiude in fretta

C'è una ragione per cui questi giorni contano più di quanto sembri. Per due o tre settimane hai un punto di paragone che durante l'anno non avrai più: sai come stavi quando stavi bene. Il corpo se lo ricorda ancora.

Usa questa finestra per decidere una cosa sola — non dieci — che vuoi tenere diversa da come era a giugno. Un orario, un limite, una serata protetta, una riunione in meno. Una sola, scelta adesso e messa in calendario prima che la memoria di com'eri si dissolva.

Il rientro non ti dice quanto sei debole. Ti dice quanto pesava ciò che avevi smesso di sentire — ed è l'unica settimana dell'anno in cui puoi ancora ascoltarlo.

Se ogni settembre riparti con l'idea di fare diversamente e a ottobre sei di nuovo al punto di prima, è il tipo di lavoro che facciamo insieme nei percorsi: scrivimi e vediamo dove si rompe il ritmo.

Domande frequenti

Perché dopo le ferie mi sento più stanco di prima?

Perché il riposo ha abbassato il livello di allerta a cui vivevi, e il rientro te lo ripresenta tutto insieme in una mattina sola. Durante l'anno l'adattamento ti fa percepire come normale un carico che normale non è; appena il corpo esce da quella soglia e ci rientra di colpo, ne sente il peso reale. Non è la vacanza ad aver fallito: è il confronto a essere diventato visibile.

Quanto dura la stanchezza da rientro?

Nella maggior parte dei casi il riassestamento dura da pochi giorni a un paio di settimane, con un picco nei primi tre o quattro giorni. Se invece dopo un mese sei allo stesso punto, o peggio, il problema non è più il rientro: è il carico ordinario a cui sei rientrato, e va guardato quello.

Come si rientra senza crollare la prima settimana?

Rientrando a scalare invece che in blocco: un giorno cuscinetto a casa prima di ricominciare, la prima giornata dedicata a riordinare e non a produrre, gli impegni pesanti spostati oltre il terzo giorno, e almeno un elemento della vacanza tenuto vivo nella settimana. Il carico va ricostruito per gradi, esattamente come si riprende ad allenarsi dopo una pausa.

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Questo contenuto ha finalità divulgative e di crescita personale. Non costituisce diagnosi né terapia e non sostituisce il rapporto con un medico o uno psicoterapeuta. Se stai attraversando una sofferenza intensa, rivolgiti a un professionista della salute mentale.