I pendoli nel Transurfing: come non farti risucchiare
Ci sei mai entrato in un gruppo WhatsApp, in una discussione sui social o in una chat di lavoro, e ne sei uscito venti minuti dopo con l'umore a terra, senza nemmeno ricordare bene cosa avesse scatenato tutto? Non è debolezza tua. È una dinamica precisa, e nel modello del Reality Transurfing ha un nome: pendolo.
Capire cosa sono i pendoli e come riconoscerli è uno degli strumenti più concreti che puoi portarti a casa da questo approccio — perché una volta che li vedi, non riesci più a non vederli, e questo da solo ti toglie da metà delle situazioni che ti prosciugano.
Cosa intendo per "pendolo"
Immagina qualsiasi dinamica collettiva — un gruppo, un'ideologia, una polemica, persino un pensiero ricorrente condiviso da molte persone — come un'onda che oscilla e ha bisogno di energia per continuare a oscillare. Quell'energia gliela forniamo noi: con l'attenzione che le diamo, con l'emozione che ci mettiamo, con il tempo che passiamo a discuterne, temerla o difenderla.
Più persone alimentano quella dinamica, più diventa "grande" e più forza ha nel catturare l'attenzione di altri. È lo stesso principio per cui una notizia allarmante si diffonde più velocemente di una notizia rassicurante: il pendolo dell'allarme si nutre meglio, oscilla con più ampiezza, e quindi risucchia più persone dentro di sé.
Un pendolo non è per forza una cosa cattiva. Una community che condivide una passione, un movimento che fa del bene, un'abitudine familiare positiva: sono pendoli anche quelli. Il punto non è che i pendoli siano il male. Il punto è che alcuni ti nutrono e altri ti svuotano, e la maggior parte delle persone non fa mai questa distinzione: entra ed esce da dinamiche collettive senza mai chiedersi cosa gliene resta addosso.
Come riconoscerli nella vita quotidiana
Non serve un radar sofisticato. Bastano poche domande oneste, applicate alle situazioni che vivi ogni giorno.
Sui social
Scorri il feed e ti imbatti in una polemica del giorno — un politico, una celebrità, un fatto di cronaca commentato da centomila persone. Nota cosa succede nel corpo mentre leggi: il cuore accelera, la mascella si serra, ti viene voglia di scrivere un commento tagliente. Quella spinta a intervenire, a "dire la tua" su qualcosa che non ti riguarda concretamente e su cui non hai nessun potere reale, è il pendolo che ti sta chiamando a bordo. Ti offre un ruolo — indignato, giustiziere, vittima, esperto — e in cambio prende la tua energia per continuare a oscillare più forte.
Nelle polemiche di gruppo
Al lavoro, in famiglia, tra amici: c'è sempre una discussione "calda" del momento, spesso su chi ha ragione o chi ha torto su qualcosa che, tra un mese, nessuno ricorderà più nel dettaglio. Quando ti ritrovi a ripensarci la sera, a preparare mentalmente la replica perfetta, a raccontarla per la terza volta a persone diverse: quello non è più raccontare un fatto, è nutrire un pendolo che si è preso alloggio nella tua testa.
Nelle paure collettive
Le paure condivise sono tra i pendoli più potenti che esistano, perché uniscono due carburanti fortissimi: l'emozione intensa e il senso di appartenenza a un gruppo che teme la stessa cosa. Una crisi economica, un allarme sanitario, una minaccia sociale: informarsi è sano, ma c'è una soglia oltre la quale non stai più raccogliendo informazioni utili a decidere — stai solo alimentando l'ansia collettiva, controllando lo stesso aggiornamento per la decima volta nella speranza di sentirti più al sicuro, cosa che quasi mai accade.
Come spegnerli, o almeno smettere di alimentarli
Non puoi far sparire un pendolo enorme — non è il tuo compito, e nemmeno sarebbe possibile. Quello che puoi fare, sempre, è staccare il tuo filo di energia da quella dinamica specifica. Ecco come, in pratica.
- Nota il "prima e dopo": prima di aprire quel social, quella chat, quel telegiornale, chiediti come ti senti. Dopo venti minuti, richiediti la stessa domanda. Se il dopo è sistematicamente peggio del prima, hai trovato un pendolo che ti sta drenando.
- Rimanda la reazione, non il pensiero: puoi avere un'opinione su tutto senza doverla esprimere in ogni istante. Concediti una pausa tra "provo un impulso a reagire" e "reagisco davvero". Spesso l'impulso si sgonfia da solo in pochi minuti.
- Scegli il tuo ruolo, non quello offerto: ogni pendolo ti propone un copione — la vittima, l'accusatore, l'esperto indignato. Puoi rifiutare la parte. Restare informato senza indossare il costume che ti viene porto è già un atto di libertà enorme.
- Sposta l'energia risparmiata su qualcosa che costruisci: staccarti da un pendolo che drena non basta se poi resti con quell'energia libera e la sprechi comunque nel rimuginio. Reindirizzala su un gesto concreto verso ciò che vuoi — una telefonata, un passo sul tuo obiettivo, cinque minuti di silenzio vero.
- Riduci l'importanza che dai all'esito della polemica: gran parte della forza risucchiante di un pendolo viene proprio da quanto ti sembra urgente e decisivo "vincere" quella discussione. Su questo lavoro molto più a fondo quando parlo di ridurre l'importanza: è la stessa leva, applicata a un contesto diverso.
Un piccolo test che uso spesso
Quando non sono sicuro se sto vivendo qualcosa di mio o alimentando un pendolo, mi faccio una domanda semplice: "Se domani questa cosa sparisse dal mondo, la mia vita concreta cambierebbe qualcosa?" Se la risposta onesta è no, probabilmente non sto vivendo una mia priorità: sto solo facendo da batteria a un'onda che oscilla benissimo anche senza di me.
Non è insensibilità verso il mondo. È la differenza tra partecipare con lucidità e essere risucchiati senza accorgertene.
Non tutte le battaglie che senti tue lo sono davvero. Alcune sono solo pendoli che hanno imparato a chiamarti per nome.
Se vuoi lavorare più a fondo su dove va la tua energia ogni giorno, è uno dei temi centrali del coaching psicoenergetico: scrivimi da qui.
Domande frequenti
Un pendolo è sempre qualcosa di negativo?
No. Un pendolo è neutro: è solo una dinamica che si sostiene con l'energia di chi vi partecipa. Può essere una community sana o una polemica tossica — il punto non è demonizzarlo, ma accorgersi quando ti sta prosciugando invece di nutrirti.
Come faccio a sapere se sono dentro un pendolo?
Il segnale più chiaro è il dopo: se dopo aver interagito con quella dinamica ti senti più agitato, svuotato o arrabbiato senza un motivo concreto e utile, probabilmente stavi alimentando un pendolo invece di vivere qualcosa di tuo.
Smettere di alimentare un pendolo significa isolarsi dal mondo?
No, significa scegliere dove mettere attenzione ed emozione. Puoi restare informato e in relazione con gli altri senza versare la tua energia in ogni polemica o allarme che ti passa davanti.
Questo contenuto ha finalità divulgative e di crescita personale. Non costituisce diagnosi né terapia e non sostituisce il rapporto con un medico o uno psicoterapeuta. Se stai attraversando una sofferenza intensa, rivolgiti a un professionista della salute mentale.